[Video Trailer Ufficiale] Babylon A.D. – Vin Diesel (presentazione/commento)

Toorop ha combattuto molte battaglie ed è sopravvissuto alle guerre che devastano il mondo dall’inizio del 21° secolo. La Mafia che controlla l’Europa dell’Est affida a questo mercenario un incarico ad alto rischio: scortare una misteriosa giovane donna di nome Aurora da un monastero in Mongolia fino al cuore di Manhattan. La ragazza, che ha appena compiuto 18 anni, è nata nel monastero e non ne è mai uscita, sempre sorvegliata a vista dalla sua tutrice Suor Rebecca. Toorop sa che la ragazza è “speciale”: già all’età di 2 anni sapeva parlare 19 lingue diverse e adesso ha iniziato a sviluppare capacità di preveggenza. Per assicurarsi che arrivi a destinazione sana e salva, Toorop dovrà far sì che abbia il minor numero di contatti possibili con il mondo esterno. Il compito si rivela più difficile del previsto. Anche perché ci sono persone che hanno buoni motivi perché Aurora non arrivi viva negli Stati Uniti.

Commento
Un po’ Il quinto elemento e un po’ Léon, Kassovitz prova a fare il suo personale Blade Runner rielaborando certe intuizioni di maestri del fumetto come Enki Bilal e Chantal Montellier. Ci sono voluti cinque anni all’ex enfant prodige del cinema transalpino per portare sullo schermo il romanzo Babylon Babies di Maurice G. Dantec, e non difetta certo lo sguardo. Set e paesaggi funzionano bene grazie alla fotografia di Thierry Arbogast, ma alla materia filmica manca ossigeno.

Un Vin Diesel che veste i panni del mercenario omicida ma “idealista” nel futuro postatomico, si incarica di trasportare dal Kazakhstan (ridateci Borat!) agli Stati Uniti una ragazza (Melanie Thierry) dai poteri straordinari e misteriosi, forse in grado di salvare l’umanità da sé stessa.

Una pellicola in cui, accanto al solito spreco di pallottole, assistiamo alla ricerca della salvezza attraverso la continua ricomposizione di un legame familiare e genitoriale. Curiosi i risultati: mentre in un primo momento Vin Diesel viene eletto padre della ragazza (“Siamo una famiglia!”) per meriti acquisiti nella sua protezione, in seguito viene quasi sedotto e poi promosso a padre dei di lei figli, anziché nonno. Un esito simbolico (l’incesto) del tutto infelice, che viene aggirato con un costante e fastidiosissimo tono messianico e religioso. Il meccanismo si spinge fino ad evocare una nuova Sacra Famiglia, con tanto di concepimento senza peccato, che si disperde quando scopriamo che tutti questi poteri straordinari vengono soltanto dalla tecnologia, sovrapposta al sacro fino alla battuta finale.

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